Quando si decodifica la competizione sportiva, la prestazione atletica viene spesso ridotta a dati statistici: chilometri percorsi, velocità di punta, percentuali di riuscita. Tuttavia, per l’atleta, il tempo non è una sequenza di numeri su un cronometro ma una dimensione vissuta. È qui che la fenomenologia del movimento incontra la realtà del campo. 

Come suggeriva il filosofo Maurice Merleau-Ponty, il corpo dell’atleta non è un automa che esegue comandi impartiti da una mente distaccata. Nello scatto, nel dribbling o nel tiro, si verifica una sospensione della riflessione deliberativa. 

Il tempo del gesto atletico è un kairos  un momento opportuno, denso di significato che sfugge alla linearità del chronos. Quando un calciatore calcia in porta in una frazione di secondo, non sta “calcolando” la traiettoria: il suo corpo, attraverso un processo di simulazione incarnata è già parte della traiettoria stessa. Come descritto dal neurofisiologo francese, Alain Berthoz, il sistema nervoso non reagisce al presente, lo anticipa. L’atleta d’élite vive in un futuro prossimo costante; il suo gesto è la risoluzione di una predizione neurobiologica che si fa azione pura. 

Il campo di calcio diventa, in questa ottica, un’estensione dello spazio vissuto. Grazie ai neuroni specchio, l’atleta “legge” le intenzioni degli avversari non attraverso un’analisi logica ma sentendo nel proprio corpo la tensione del movimento altrui. Il gesto atletico non è isolato ma relazionale: è una danza coordinata dove il tempo della mente incontra la velocità dell’azione in un dialogo continuo tra percezione e risposta motoria. 

Se la filosofia e le neuroscienze ci forniscono la cornice teorica per comprendere la straordinaria complessità del movimento umano è sul rettangolo verde che tale teoria deve trovare concretezza. Come si traduce questa “fluidità cognitiva” nel lavoro quotidiano di chi plasma il corpo e la mente dei campioni? 

Per entrare in sintonia con i Mondiali di calcio, abbiamo voluto approfondire come queste dinamiche si integrano nella preparazione atletica di alto livello. Ci affideremo perciò alla voce e all’esperienza di Antonio Raione*, preparatore atletico che opera quotidianamente all’intersezione tra fisiologia della prestazione e gestione delle variabili psicomotorie. 

Nelle prossime righe, lasceremo che sia la prospettiva di Raione a guidarci: come si allena un atleta a vivere il tempo del gesto? Come si costruisce quella “predizione” che permette di trasformare una frazione di secondo in un momento di gloria? 

Per comprendere come la sintesi tra mente e muscolo venga costruita fin dai minuti che precedono il fischio d’inizio è opportuno esaminare la fase in cui il corpo si predispone all’imminente chiamata della competizione. 

 L’attivazione pre-match si articola in tre momenti distinti: si inizia con un approccio generale che coinvolge l’uso della palla, per poi proseguire con esercizi di mobilità articolare integrati dallo stretching dinamico. La seconda fase prevede l’innalzamento della frequenza cardiaca attraverso esercitazioni specifiche, come il possesso palla in spazi ridotti, culminando infine con accelerazioni brevi e tiri in porta, per una durata complessiva di circa venti minuti. In entrambe le fasi, l’obiettivo primario è raggiungere quella concentrazione ottimale che, pur manifestandosi in modi differenti è peculiare per ogni atleta» – afferma l’esperto. 

Una volta varcata la soglia del campo, la sfida si sposta sulla capacità di restare ancorati al gesto tecnico nonostante l’incalzare del ritmo agonistico e la pressione emotiva, una prova di equilibrio psicofisico in cui la tattica diventa lo scudo che protegge il calciatore dalla dispersione dell’energia e del focus. 

«La capacità di distribuire lo sforzo per rendere il gesto tecnico-fisico più economico è un tratto distintivo che definisce il valore di un calciatore. Oggi la dimensione fisica è intrinsecamente legata a quella tattica: una squadra capace di muoversi armoniosamente sul terreno di gioco garantisce a sé stessa un rendimento superiore, sia sotto il profilo metabolico che neurogeno. Integrare questi aspetti è fondamentale affinché l’emozione e l’adrenalina non si trasformino in ostacoli alla performance. L’impatto emotivo resta tuttavia estremamente soggettivo: nella mia esperienza, ho incontrato sia giovani atleti dotati di una naturale imperturbabilità, sia calciatori d’esperienza che vivono la tensione in modo più marcato»-sostiene il preparatore.   

Rimane da sciogliere il nodo cruciale del recupero istantaneo tra un’azione e l’altra, quella gestione del “vuoto” che separa uno scatto dall’altro e che richiede al sistema nervoso una prontezza di ripristino atta a evitare che la fatica si trasformi in blackout cognitivo. 

«Il calcio è una disciplina aciclica, caratterizzata da un susseguirsi di accelerazioni, frenate e cambi di direzione che coinvolgono sistemi energetici misti, aerobici e anaerobici alattacidi. Analizzando i novanta minuti, il calciatore percorre mediamente 10-13 chilometri: per l’85% del tempo, l’impegno è di natura aerobica, con potenze inferiori ai 20 watt; il restante 15%, pari a circa quattordici minuti, richiede sforzi anaerobici intensi. Di questi, il 74% delle azioni ha una durata inferiore ai due secondi, evidenziando un impegno anaerobico alattacido dove il sistema utilizza le riserve di creatin-fosfato. Poiché quest’ultima viene ricaricata per circa il 50% già nei primi venti secondi successivi allo sforzo, risulta evidente quanto sia cruciale allenare la capacità di recupero. Per prevenire cali di prestazione, durante il settimanale propongo esercitazioni speciali con la palla che ricalchino esattamente questa natura intermittente tra lavoro e micro-recupero»-sottolinea il professionista. 

Riflettendo sul salto evolutivo rispetto al passato, Raione rimarca il valore dell’ausilio tecnologico. «La tecnologia ha avuto un impatto rilevante negli ultimi vent’anni sia per quanto riguarda la parte fisica che quella tecnico-tattica. L’utilizzo dei GPS ha cambiato l’organizzazione delle settimane di lavoro, riuscendo a monitorare il carico esterno – cioè il costo energetico di una partita o di un allenamento – attraverso dati metabolici come la potenza metabolica o la distanza equivalente e dati neurogeni come l’indice di forza, il rapporto tra accelerazioni, decelerazioni e cambi di direzione. Questi parametri sono fondamentali per l’organizzazione delle sedute di allenamento, come supporto alle esercitazioni speciali con palla proposte dal mister, responsabile del gruppo. Tutto ciò va comparato con la match analysis tattica e l’analisi video, cercando insieme di ottimizzare ogni aspetto e rendere più efficace la performance». 

Nel perfetto incastro tra la visione fenomenologica del gesto e la precisione chirurgica del preparatore, il calcio smette di essere un semplice gioco di contrasti per divenire una sinfonia di presenze, dove il successo non è che il riflesso di una mente che, avendo imparato ad abitare il tempo è finalmente pronta a dominarlo. È proprio in questo approccio che risiede l’essenza di Sportlights: una rivista che, pur muovendosi con rigore lungo i sentieri del sociale e della cultura, non teme di immergersi nelle profondità tecniche della disciplina. Perché non esiste confine invalicabile tra il significato antropologico di un gesto e la sua complessa architettura fisiologica; tutto è profondamente interconnesso e comprendere la tecnica significa, in ultima istanza, comprendere l’uomo che la maneggia.  

*Antonio Raione (in foto) è un preparatore atletico professionista con un solido percorso nel calcio d’élite, maturato lavorando in club di Serie A e B come Bologna, Genoa, Palermo e Sassuolo. Attualmente parte dello staff tecnico della prima squadra dell’U.S. Catanzaro, vanta un profondo legame con il mondo dell’atletica leggera che permea il suo approccio operativo unitamente a molteplici percorsi accademici volti ad affinarne e aggiornarne la competenza. Parallelamente all’attività sul campo, veste il ruolo di docente di Scienze Motorie e Sportive negli istituti superiori del capoluogo calabro e ricopre l’incarico istituzionale di Coordinatore Regionale per la Calabria dell’AIAC (Associazione Italiana Allenatori Calcio) per i preparatori fisici e profonde un costante impegno accademico nella formazione professionale. Il suo metodo di lavoro si distingue per l’integrazione tra la scienza dello sport e una visione olistica dell’atleta, costruita su anni di esperienza multidisciplinare.   

Bibliografia essenziale per approfondire 

 Berthoz, A. (1998). Il senso del movimento. McGraw-Hill. (Opera originale pubblicata nel 1997).

Merleau-Ponty, M. (2003). Fenomenologia della percezione (A. Bonomi, Trad.). Bompiani. (Opera originale pubblicata nel 1945).

Rizzolatti, G., & Sinigaglia, C. (2006). So quel che fai. Il cervello che agisce e i neuroni specchio. Raffaello Cortina.

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