Dalla pressione al flow: l’intelligenza invisibile del fuoriclasse 

Lo sport ad alto livello viene spesso ridotto a una mera espressione di potenza, velocità e resistenza fisica, eppure dietro l’eleganza di un gesto tecnico si nasconde un universo di straordinaria complessità; abbiamo perciò scelto di dialogare con lo psicologo e psicoterapeuta Domenico Mauro*, per carpire i meccanismi che agiscono sul modellamento dell’azione e comprendere meglio i processi che si attivano quando arriva il momento di sfoderare la mossa decisiva. 

 «Durante l’esecuzione di un gesto tecnico-afferma l’esperto- entrano in gioco diversi processi cognitivi. L’atleta deve selezionare le informazioni rilevanti provenienti dall’ambiente, mantenere l’attenzione sugli elementi essenziali del compito e integrare rapidamente i dati sensoriali con gli schemi motori appresi. Nei gesti ben allenati, gran parte dell’esecuzione avviene in modo “automatico”, consentendo di liberare risorse attentive per leggere il contesto di gara e adattarsi alle situazioni impreviste».  

Questa preziosa automazione risulta essenziale per sopravvivere all’arena competitiva, dove il rumore e le aspettative rischiano di travolgere la mente; indagando con Mauro circa le modalità con cui si riesce a mantenere alta la guardia nonostante una forte pressione agonistica, si comprende infatti che «la concentrazione non consiste nell’eliminare tutte le distrazioni, ma nella capacità di riportare continuamente l’attenzione su ciò che conta. Gli atleti più efficaci-conferma lo studioso– sviluppano routine mentali, strategie di respirazione e dialogo interno che permettono loro di rimanere ancorati al presente. Sotto pressione, il rischio è quello di focalizzarsi sul risultato, sul giudizio degli altri o sulle possibili conseguenze dell’errore. Mantenere il focus sul compito e sulle azioni da eseguire rappresenta uno dei fattori più importanti per una prestazione efficace».  

In questo delicato ecosistema mentale subentra un paradosso profondo, legato all’equilibrio che intercorre tra automatismi motori e controllo cosciente, poiché, come sottolinea lo psicoterapeuta «una prestazione eccellente nasce dall’equilibrio tra preparazione consapevole e fiducia negli automatismi. Durante l’allenamento il controllo cosciente è fondamentale per apprendere e perfezionare il gesto. In gara, invece, un eccesso di controllo può interferire con meccanismi che dovrebbero funzionare in modo spontaneo. L’atleta esperto sa quando analizzare e quando lasciare che il corpo esprima competenze costruite attraverso migliaia di ripetizioni».  

A complicare ulteriormente il gioco di questa bilancia intervengono inevitabilmente le emozioni, ma esaminando criticamente con Domenico Mauro, l’influenza che ansia, stress ed eccitazione emotiva esercitano sulla qualità delle decisioni prese in gara, diventa evidente come l’obiettivo non sia l’apatia. «Ansia e stress-rivela– non sono necessariamente nemici della prestazione. Una moderata attivazione psicofisica può aumentare vigilanza, energia e rapidità di risposta. Il problema nasce quando il livello di attivazione supera la capacità dell’atleta di gestirlo. In tali condizioni l’attenzione tende a restringersi, il pensiero diventa meno flessibile e aumenta il rischio di decisioni impulsive o poco efficaci. L’obiettivo non è eliminare le emozioni, ma imparare a regolarle e utilizzarle come risorsa».  

Questa costante regolazione emotiva è supportata da una sofisticata rete di feedback sensoriali che guida l’azione sportiva in tempo reale, scoprendo così che «la percezione del corpo-ricorda Mauro-rappresenta una guida fondamentale per il movimento. Attraverso la propriocezione, l’equilibrio, la vista, l’udito e gli altri sistemi sensoriali, l’atleta riceve continuamente informazioni che consentono di correggere e adattare l’azione in tempo reale. Questo dialogo costante tra cervello e corpo permette di mantenere precisione, coordinazione ed efficacia anche in situazioni altamente dinamiche e imprevedibili». Quando ogni elemento converge in perfetta sintonia, l’esecutore entra in una dimensione quasi mistica e di sospensione che ha un nome ben preciso. «Il flow- spiega Domenico Mauro- è uno stato psicologico caratterizzato da profondo coinvolgimento, concentrazione totale e sensazione di fluidità nell’azione. In questi momenti l’atleta percepisce una forte sintonia tra ciò che pensa, ciò che sente e ciò che fa. Le condizioni che favoriscono il flow includono un equilibrio tra sfida e competenze personali, obiettivi chiari, feedback immediati e la capacità di essere completamente immersi nel presente. Non si può forzare il flow ma è possibile creare le condizioni affinché emerga più facilmente».  

Il percorso sportivo è costellato di ostacoli, rendendo essenziale valutare ciò che accade psicologicamente dopo un errore e le strategie che permettono di recuperare rapidamente l’efficacia; infatti, secondo le osservazioni dello psicoterapeuta «dopo un errore molti atleti sperimentano spesso frustrazione, rabbia o autocritica. Il rischio sarebbe quello di rimanere mentalmente ancorati all’evento appena accaduto, sottraendo attenzione all’azione successiva. Le strategie più efficaci prevedono il riconoscimento dell’errore senza giudizi eccessivi, il recupero del controllo emotivo e il rapido ritorno al compito. Spesso una semplice routine, una respirazione consapevole o una parola chiave possono aiutare a interrompere il rimuginio e a ristabilire la concentrazione». 

Allargando lo sguardo allo sport contemporaneo e tirando le fila su come interagiscano attenzione, emozioni, processi decisionali, automatismi e gestione dell’errore nel determinare la qualità della performance appare piuttosto limpida la riflessione verso cui Domenico Mauro ci conduce.  

«La prestazione sportiva moderna- sottolinea- è il risultato di un equilibrio estremamente complesso tra componenti cognitive, emotive e motorie. L’attenzione consente di selezionare le informazioni rilevanti, le emozioni influenzano il livello di attivazione e la qualità delle decisioni, mentre gli automatismi permettono di eseguire rapidamente gesti tecnici altamente sofisticati. A tutto questo si aggiunge la capacità di gestire l’errore e di recuperare rapidamente efficacia psicologica. Oggi gli atleti devono confrontarsi non solo con l’avversario ma anche con una quantità crescente di stimoli, dati, aspettative e pressioni esterne. Per questo la preparazione mentale è diventata sempre più importante: non come elemento separato dalla preparazione fisica e tecnica ma come fattore integrato che permette all’atleta di esprimere il proprio potenziale nel momento in cui conta davvero».  È chiaro allora come, la maestria atletica non risieda nel solo dominio del corpo ma pure nell’architettura invisibile della mente. La vera vittoria appartiene a chi, tra il caos delle pressioni esterne, sa edificare un santuario di calma operativa, dove il gesto diventa finalmente pura intenzione. 

*Domenico Mauro (in foto)  è psicologo, psicoterapeuta e ipnoterapeuta. Ha conseguito un Master in PNL (Programmazione Neuro Linguistica) ,un master in Ipnosi Clinica Bioetica, una certificazione internazionale in EMDR (tecnica elettiva per il trattamento dei traumi psicologici),ottenendo un attestato  di Formazione sul trattamento del Gioco d’Azzardo Patologico, un diploma di Facilitatore Mindfulness. Ha frequentato un corso di Alta Formazione in Psicologia dello Sport. Iscritto all’Albo degli Esperti, dei Collaboratori e dei Ricercatori AGENAS, già docente all’Istituto per lo Studio delle Psicoterapie di Roma, collabora con l’Accademia di Scienze Cognitivo-Comportamentali di Calabria (A.S.Co.C.) in qualità di docente.  È responsabile dell’area di Psicologia per il Centro Clinico San Vitaliano di Catanzaro (Centro SLA, Riabilitazione, Hospice) e svolge attività di Psicoterapia nel proprio studio professionale privato di Catanzaro. 

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