Tom era seduto al tavolo della cucina, con una tazza di caffè davanti a sé, quando il telefono squillò. Ellen stava fuori, in giardino, sistemando i fiori che avevano piantato insieme l’anno prima. Tom guardò il telefono per un attimo, lasciando squillare. Poi rispose. 
“Tom? Sei tu?” Disse una voce familiare dall’altra parte.
“Mike?” Tom si tirò indietro sulla sedia, sorpreso. Non sentiva Mike da anni.
 “Come stai?” 
“Non c’è male,” rispose Mike. “Ho sentito dire che sei ancora in zona. Volevo sapere se ti andava di giocare una partita con i vecchi ragazzi. Sai, come ai vecchi tempi.” 
Tom si grattò la nuca, incerto. Aveva tagliato i ponti con quel mondo da tanto tempo. 
“Non so, Mike. È passato un sacco di tempo.” 
“Ma dai,” insistette Mike. “Sarà divertente. Ci manchi. Un’ultima partita, in memoria dei vecchi tempi. Che ne dici?” 
Tom guardò fuori dalla finestra. Ellen si era piegata sulle ginocchia, il sole che filtrava tra gli alberi la illuminava di una luce morbida. Proprio lei gli aveva sempre detto che il baseball non era più così importante. Che il passato andava lasciato andare. Ma in quel momento, il richiamo del campo, dei vecchi amici, sembrava più forte. 
“Ok,” disse infine. “Ci sarò.”
Due giorni dopo, Tom si ritrovò nel parcheggio di un campo che conosceva fin troppo bene. Alcuni ragazzi, che non vedeva da anni, erano già lì, intenti a fare stretching e a scambiarsi battute sulla forma fisica. 
Mike lo salutò da lontano, alzando la mano. 
“Tom! Finalmente!” 
Tom si avvicinò, stringendo la mano a Mike. 
“Sembra che non abbiate mai smesso,” disse, guardando il gruppo. 
“Alcuni di noi no,” rispose Mike, ridendo. “Altri, beh… il tempo non è stato gentile.” 
Tom annuì, osservando i volti dei suoi antichi compagni. Ognuno di loro portava con sé i segni del tempo. Alcuni avevano la pancia gonfia, altri i capelli grigi. Ma negli occhi c’era ancora quella scintilla, quella competizione silenziosa, che niente riesce a spegnere mai del tutto. 
Entrarono in campo e cominciarono a giocare. Il ritmo del gioco era diverso ora, più lento, come se tutti fossero consapevoli che non c’era alcuna fretta. Tom si ritrovò a lanciare con la stessa determinazione di sempre, come se ogni lancio potesse riportarlo a quei giorni in cui sognava di farcela, di arrivare in alto. La partita proseguì, con battute scherzose e risate, sempre sotto la superficie, Tom sentiva qualcosa che lo opprimeva. Ogni volta che uno dei ragazzi mancava un colpo o faceva un errore, c’era una risata nervosa, come se tutti sapessero che il tempo stava vincendo la partita, non loro. Anche Tom cominciava a sentirsi stanco, le braccia pesanti, il respiro corto. A metà partita, si sedette sulla panchina, asciugandosi il sudore dalla fronte. Mike si sedette accanto a lui, dandogli una pacca sulla spalla. 
“Non siamo più quelli di una volta, eh?” disse Mike, ridendo piano.
Tom annuì, ma non rispose. Guardava il campo, osservando gli altri che continuavano a giocare. Ricordi vaghi si mescolavano con il presente, immagini di quando erano più giovani, più veloci, più affamati. 
“Dovresti tornare più spesso,” disse Mike, rompendo il silenzio. “Ci fa bene. Fa bene anche a te.” 
Tom si voltò verso di lui. 
“Forse,” disse, senza convinzione. 
Quando la partita finì, il cielo si era fatto grigio, e il vento soffiava più freddo. Si salutarono, scambiandosi pacche sulle spalle e promesse di rivedersi, anche se Tom sapeva che probabilmente non sarebbe mai accaduto. 
Tornato a casa, Ellen era seduta in soggiorno, leggendo un libro. Alzò lo sguardo quando Tom entrò, ma non disse nulla. Lo guardò, capendo subito com’era andata la giornata. Lui si sedette accanto a lei, senza parlare. Ellen appoggiò il libro sul tavolino e si avvicinò a lui, mettendogli una mano sulla spalla. 
“È stato bello rivederli?” chiese, la voce calma. 
Tom annuì, fissando un punto indefinito sul pavimento. 
“Sì,” disse infine. “Ma non è più lo stesso.” 
Ellen lo abbracciò, senza aggiungere altro. 
Tom si lasciò andare a quel silenzio, consapevole che, nonostante tutto, il campo e i vecchi amici non avrebbero mai potuto riportarlo indietro. Aveva fatto una scelta, tanti anni prima, e quella scelta si era ormai radicata in lui come una parte di ciò che era diventato.

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