Stanotte Mustafà ha fatto un sogno
sdraiato a terra lì fra le macerie,
mentre guaiva un cane sullo sfondo
di una città tra polvere e miserie.
Ha aperto gli occhi e come per incanto
si è ritrovato immerso in uno stadio,
la folla sugli spalti iniziò un canto
gli altoparlanti a farne eco e poi la radio.
Pareva un inno arabo-israeliano
in campo undici casacche arcobaleno,
Bashir e Noàm si tenevano la mano
l’altra sul cuore con lo sguardo fiero.
Due popoli schierati e non divisi
uniti da una maglia di speranza,
la guerra era lontana e quei sorrisi
sancivano una nuova alleanza.
Ma quell’immagine presto svanì
si risvegliò e quel sogno audace,
si rivelò un’illusione e fuori di lì
le bombe già spegnevano la pace.
Chissà se mai un giorno arriverà
due popoli, uno stato e una magia,
Bashir, Noam, prega ora Mustafà
in un abbraccio che la guerra porta via.

