Quando ho iniziato a praticare yoga pensavo si trattasse soprattutto di movimento, di posizioni da imparare e di un modo diverso per tenermi in forma. Le prime lezioni, però, mi hanno subito spiazzato: prima ancora di muoverci, l’insegnante ci ha chiesto di respirare. Di sentire l’aria entrare e uscire, di accorgerci di dove eravamo, di come stavamo davvero in quel momento. Ho scoperto che lo yoga comincia da lì, dalla presenza.
All’inizio ho appreso cose semplici, ma potentissime: non forzare, rispettare il corpo, ascoltare il limite, senza viverlo come un fallimento. Ho capito che ogni posizione non è una forma da esibire, ma un’esperienza da abitare. E, soprattutto, ho compreso che il tappetino diventa uno specchio: il modo in cui affronto una difficoltà, in pratica, spesso assomiglia a come affronto la vita fuori.
Le asana mi aiutano a sciogliere le tensioni, a sentire i muscoli lavorare, ad accorgermi dei limiti ma anche delle possibilità.
Non si tratta di essere perfetti: si tratta di esserci.
l respiro diventa una guida. Quando è calmo, anche la mente si quieta; quando si agita, mi ricorda di rallentare. I benefici, per me, sono arrivati poco alla volta.
Prima ho notato il corpo più elastico, la schiena meno rigida, le spalle più leggere. Poi ho iniziato a percepire qualcosa di più sottile: una maggiore lucidità, la capacità di reagire con meno impulsività, una sensazione di stabilità interiore, che mi accompagna anche fuori dalla pratica. Avvicinandomi alla filosofia yogica ho incontrato il tema dei chakra, le nadi, attraverso cui scorre il prana, l’energia vitale e la meditazione. In tutto questo meraviglioso mondo percepisco una chiarezza, che nella vita quotidiana, sovente, sfugge.
Non sempre è facile. Ci sono giorni in cui la mente corre, il corpo è rigido, la concentrazione vacilla. Anche questo, però, fa parte del percorso. Lo yoga mi ha insegnato ad accogliere, non a giudicare.
Se devo dire cosa mi ha regalato davvero questa pratica, parlerei di consapevolezza. Mi sento più in contatto con ciò che provo, più capace di ascoltare i segnali del mio corpo, più disposto a prendermi cura di me.
È come se, respirando, avessi imparato a tornare a casa.

