La tenacia sportiva del Sol Levante 

Si chiamano Spokon, termine della lingua giapponese che indica un particolare genere di manga e anime che raccontano la vita di atleti che con impegno e determinazione riescono ad emergere nel mondo dello sport.  

Questa particolare parola, supokonスポ根, nasce dalla contrazione della parola sport, supōtsuスポーツe konjō根, ovvero grinta, temperamento, tenacia e dunque abbiamo letteralmente il termine “Tenacia Sportiva” e già questo la dice lunga sul rapporto che i giapponesi hanno con lo sport. 

Ormai è un fatto notorio e nessuno potrà mai affermare il contrario, sarebbe messo al rogo; l’attività fisica è fondamentale per il benessere psicofisico di grandi e piccini. 

È quel “di più” che migliora il quotidiano e che aiuta a prendere coscienza del proprio io interiore, inoltre è l’elemento fondamentale per riuscire ad interagire con il prossimo in maniera empatica, insegnando regole di vita e lealtà, onorando l’avversario sia nella vittoria che nella sconfitta abbandonando ogni rivalità e risentimento sportivo, come accade nel “terzo tempo” del rugby. 

E indovinate un po’, questi sono i valori fondamentali inculcati ai bambini giapponesi sin da piccoli attraverso lo sport, poiché in Giappone a scuola, tutti devono fare attività fisica, nessuno escluso.  

“Conditio sine qua non”! 

Ecco perché attraverso una delle loro più grandi forme d’arte, i “manga e gli anime”, sono raccontate le storie di normalissimi studenti che grazie allo sport riescono a dare un senso alla loro vita. 

L’elenco di queste opere è davvero lungo, molti di noi ci sono cresciuti e in alcuni casi immedesimati. 

Partendo proprio dal nostro sport nazionale, ricordiamo il primo manga dedicato al calcio, ovvero Arrivano i Superboys con il mitico Shingo Tamai, precursore di Capitan Tsubasa e compagni, da noi noto con il nome di  Holly e Benjy e come non ricordare la schiacciata “goccia di ciclone” della mitica Mimì Ayuhara (vero nome Kozue), che non era la cugina di Mila Hazuky, la protagonista di Mila e Shiro – Due cuori nella pallavolo.  

Da sottolineare è il fatto che l’anime di Mimì e le ragazze della pallavolo sia stato ispirato dalle reali vicende sportive delle “Streghe d’Oriente” in giapponese Tōyō no Majo, ovvero le ex giocatrici della nazionale giapponese di pallavolo femminile note per le loro abilità sul campo ritenute soprannaturali. Semplici operaie di una fabbrica tessile che con il duro lavoro e la dedizione verso questo sport, riuscirono a diventare una forza inarrestabile, vincendo i Giochi Olimpici di Tokyo del 1964. 

Passando poi al tennis con Jenny la tennista, la quale sacrifica la vita privata in cambio dell’affermazione in campo sportivo, e il basket con Slam Dunk, che trasforma un giovane teppista in un talento prodigioso della pallacanestro; gli interminabili allenamenti del pugile Rocky Joe, di Tommy la stella dei Giants e Pat la ragazza del Baseball e infine l’eroico Naoto Date ovvero l’Uomo Tigre che attraverso lo sport combatte le ingiustizie usando i suoi proventi per opere di bene e ancora Ugo il re del Judo, Gigi la Trottola, la leggenda di Hikari (Hilary), manga sulla ginnastica ritmica e tanti altri ancora… 

Dedizione, sacrificio e perché no anche sfogo delle proprie frustrazioni, lo sport è la cura per determinati stati mentali che diversamente non potrebbero essere trattati. 

Concetti base che se utilizzati nel modo corretto, aiutano il bambino a crescere nel migliore dei modi; insegnandogli a collaborare con i propri compagni per raggiungere un obiettivo comune, competendo con orgoglio e passione, andando oltre il puro gesto atletico. 

Gli spokon sono un cocktail di adrenalina, forza, sudore ma anche intelligenza tattica, tipica ricetta del Sol Levante. 

Ed è proprio per tutte queste cose che in Giappone si tiene ogni anno il secondo lunedì di ottobre, La Giornata dello Sport – 体育の日, Supōtsu no hi -, precedentemente Giornata della Salute e dello Sport  – 体育の日, Taiiku no hi, “Giornata dell’educazione fisica” – che commemora l’apertura delle Olimpiadi estive del 1964 tenutesi a Tokyo ed esiste proprio per promuovere lo sport e uno stile di vita attivo. 

Ancora, per festeggiare lo spostamento della capitale da Kyoto a Tokyo, nel 1917 in Giappone nasce l’Ekiden (dal giapponese eki, stazione e den, trasmettere), deriva dal sistema di trasporto usato nell’antico Giappone per inviare documenti governativi attraverso una serie di passaggi di uomini a cavallo ed è conosciuta anche come staffetta su strada, è una specialità sia maschile che femminile dell’atletica leggera, caratterizzata dalla copertura di lunghe distanze con una staffetta. 

Kio Furuhashi, squadra ekiden di Surugadai, così spiega l’Ekiden: “In Giappone, agire per il bene degli altri fa parte della cultura. Ci emoziona e ci commuove poter raggiungere un risultato insieme ad altre persone, o anche solo assistere al raggiungimento di un traguardo collettivo.” 

Infine, in Giappone esiste la trasmissione radiofonica dedicata allo sport più longeva al mondo, nota col nome di Radio taisō (ラジオ体操?, rajio taisō, letteralmente “esercizi ginnici via radio”) dal 1928 i suoi esercizi sono seguiti da gran parte della popolazione nipponica. Tale forma di ginnastica è inoltre proposta dalle aziende ai propri dipendenti, oltre che per motivi sanitari, anche per migliorarne l’umore e rafforzarne lo “spirito di squadra”. 

Durante la mia permanenza in terra nipponica, dalla finestra della mia camera, all’alba mentre la bruma era ancora lì presente, vidi un gruppetto di anziani fare attività fisica in uno di quei splendidi e curati parchetti di quartiere, erano a dir poco mitici e tutti perfettamente coordinati nei movimenti. 

Così mi armai di estremo coraggio e scesi anche io per unirmi a loro posizionandomi a distanza per non turbarli. 

Fu una gran bella esperienza, eroica per i miei gusti, ma bella. 

Mi sentii molto bene. 

Fate sport, è un benessere gratuito. 

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