La capoeira nasce nel contesto storico della schiavitù e della deportazione, tra il XVI e XIX secolo, quando milioni di Africani furono strappati alle loro terre dai colonizzatori portoghesi e portati in Brasile in catene.
In quel contesto, poichè ogni forma di ribellione era punibile con la morte, gli schiavi dovettero cercare di trovare un modo diverso per difendersi. Sfruttando la musica, i canti e le movenze delle loro danze rituali, celarono la loro autodifesa in un ballo folkloristico agli occhi dei loro padroni.
Quando la schiavitù fu abolita nel 1888, la capoeira visse un periodo buio: considerata un’arma da strada in mano ai marginalizzati, fu dichiarata illegale dal Codice penale brasiliano nel 1890.
A salvare questa tradizione dalla clandestinità ci pensarono alcuni grandi maestri del Novecento: Mestre Bimba (Manuel dos Reis Machado), ridiede dignità alla disciplina creando la Capoeira Regional, rendendo lo stile più veloce, atletico e strutturato metodologicamente, aprendo la prima accademia ufficiale nel 1932.
Dall’altra parte ci fu Mestre Pastinha (Vicente Ferreira Pastinha), che adottò un approccio più tradizionale, conservativo e puro, fondando la Capoeira Angola, caratterizzata da movimenti bassi, lenti e carichi di astuzia (malìcia).
Grazie a loro, la capoeira è stata infine consacrata dall’UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità nel 2014.
Oggi la Capoeira si manifesta nella roda (il cerchio umano), uno spazio sacro in cui i praticanti cantano, battono le mani a ritmo e si danno il cambio per andare al centro a “giocare”. Ai lati del cerchio siede l’orchestra (bateria), dominata dal berimbau, lo strumento sacro ad arco monocorde, che detta la velocità, lo stile e le regole del combattimento. Accanto ad esso risuonano altri strumenti come tamburo e tamburello.
A far da motore dell’azione, abbiamo, ovviamente, la musica. I brani sono cantati in portoghese, chiamati ladahinas (litanie) e corridos, raccontano storie di schiavitù e omaggiano i grandi maestri.
I brani più famosi sono “Sou Capoeira” e “Paranaue”, ma anche l’evocativa “A Hora è Essa”: fungono da veri e propri inni, capaci di caricare di energia ed elevare il loro stato emotivo nella roda.
Se in passato era vista come una minaccia all’ordine pubblico, oggi la percezione della capoeira è totalmente ribaltata e rivestita da varie sfaccettature come ad esempio:
Gioco e spettacolo: nella sua forma più tradizionale, la capoeira resta uno scambio di domande e risposte corporee. Non si cerca il KO dell’avversario, ma l’obiettivo è quello di ingannarlo con l’astuzia andando a mettere a segno un colpo all’antagonista, senza ovviamente fargli del male, ma solo “appoggiando” il colpo, avendo cura e rispetto dell’incolumità dell’altro.
Ovviamente questa straordinaria combinazione tra ritmo, dinamicità e acrobazie, non poteva sfuggire all’occhio del cinema, il quale ha contribuito alla realizzazione di diverse pellicole internazionali.
Il punto di svolta cinematografico è stato raggiunto con il film “Only the strong” (Solo la forza), interpretato da Mark Dacascos; Il film racconta la storia di un ex berretto verde americano che torna a fare il professore nella sua vecchia scuola e usa il ritmo e la disciplina della capoeira per sottrarre un gruppo di ragazzi di strada alla morsa delle gang locali. La pellicola non ha solo sdoganato la capoeira in occidente, ma ha contribuito a rendere celeberrima la sua colonna sonora “Paranaue”, diventata un vero e proprio canto ricorrente di un’intera generazione di ragazzi negli anni novanta.
La dimensione sportiva: negli ultimi decenni la capoeira ha sviluppato una forte anima sportiva e competitiva. Esistono campionati mondiali ed europei regolamentati, con sistemi di graduazione a corde colorate simili alle cinture del karate. Viene utilizzata anche come base di preparazione atletica da lottatori di arti marziali miste (MMA) e ballerini di Breakdance, a causa della straordinaria coordinazione e flessibilità richieste.
Filosofia di vita e libertà: per milioni di praticanti, la capoeira è una vera e propria filosofia di vita. E’ una metafora della vita stessa: insegna che non importa quante volte si venga buttati a terra da uno sgambetto, l’importante è saper cadere con grazia, e sapersi rialzare a tempo di musica, tornando a seguire il ritmo. Promuove totalmente l’inclusione sociale, abbattendo ogni barriera di genere, età e nazionalità.
Nella roda, l’unica cosa che conta è il ritmo universale delle percussioni: un battito nato per nascondere la libertà negata e diventato oggi lo strumento più potente per celebrare la libertà ritrovata.

