Una tuffatrice e un nuotatore di Stanford condividono diverse passioni comuni al di fuori della piscina
Scheda tecnica
Titolo: Deep end
Autrice: Ali Hazelwood
Traduttrice: Tessa Bernardi
Editore: Sperling & Kupfer
Età consigliata: 16+
Sport: nuoto e tuffi
Specialità principali: amicizia, he fall first, strangers to lovers, BDSM
“Decimo girone dell’inferno: troverai l’amore della tua vita, ma il sesso sarà tremendamente… insoddisfacente.”
Siamo a pochi giorni dall’uscita di The Love Hypothesis, il film tratto dall’omonimo romanzo di Ali Hazelwood e destinato ad arrivare su Prime Video. È quindi il momento ideale per tornare a esplorare la bibliografia dell’autrice e soffermarsi su uno dei suoi titoli più recenti: Deep End, una storia ambientata tra piscine universitarie, allenamenti estenuanti e sentimenti che, proprio come gli atleti che la abitano, chiedono disciplina, coraggio e una buona dose di fiducia.
Alla Stanford University, Scarlett Vandermeer — per tutti Vandy — è una promessa dei tuffi. Dopo un incidente, che l’ha costretta a mettere in pausa la propria carriera sportiva, Scarlett è tornata a gareggiare, ma non è ancora riuscita a lasciarsi davvero alle spalle il trauma di quel giorno. La sua vita è scandita dagli allenamenti, dallo studio e dal tentativo di ricostruire un rapporto con il proprio corpo e con il trampolino.
Lukas Blomqvist, invece, è il capitano della squadra di nuoto: un atleta svedese apparentemente irraggiungibile, abituato a essere osservato e ammirato, ma molto meno incline a raccontarsi. Scarlett e Lukas conoscono l’esistenza l’uno dell’altra, ma per lungo tempo non hanno alcun motivo — o forse alcun coraggio — per avvicinarsi davvero.
L’occasione arriva durante una cena organizzata dal coach Sima, l’allenatore della squadra di tuffi. È Penelope Ross, ex fidanzata di Lukas e compagna di squadra di Scarlett, a intuire che tra i due potrebbe nascere qualcosa. Penelope conosce infatti un dettaglio che gli altri ignorano: entrambi condividono gusti sessuali legati al BDSM. Quella che nasce come una proposta quasi spontanea diventa così l’inizio di un corteggiamento prudente e, soprattutto, della costruzione di uno spazio relazionale sicuro.
“Per quanto mi riguarda, scegliere di essere sessualmente sottomessa ha ben poco a che vedere con la parità di genere. E non sto rinunciando ai miei diritti.”
In Deep End, Ali Hazelwood racconta il desiderio con una sensibilità più attenta di quanto la premessa potrebbe lasciare immaginare. Il BDSM non è usato come semplice elemento di provocazione né come scorciatoia per aumentare la tensione erotica. Al contrario, diventa un linguaggio attraverso cui Scarlett e Lukas imparano a comunicare: stabiliscono confini, esprimono bisogni, verificano il consenso e comprendono che lasciarsi andare non significa perdere il controllo, ma scegliere con chi condividerlo.
Il rapporto tra i due nasce in modo fisico e istintivo, ma non resta confinato all’attrazione. La parte più interessante del romanzo è proprio il modo in cui la relazione cambia forma: da accordo fondato sul desiderio si trasforma gradualmente in un legame più complesso, attraversato dalla paura dell’abbandono, dalla difficoltà di esporsi e dal timore di compromettere gli equilibri personali e sportivi.
Lukas e Scarlett non si innamorano in modo semplice o lineare. Devono imparare a riconoscere ciò che provano prima ancora di riuscire a pronunciarlo. Lui, abituato a mostrarsi composto e controllato, fatica ad ammettere quanto Scarlett sia diventata importante. Lei, ancora alle prese con le conseguenze dell’incidente, teme invece che una relazione possa diventare un altro spazio in cui essere ferita o deludere qualcuno.
La loro storia funziona perché entrambi rispettano i tempi dell’altro. Non sempre comunicano perfettamente e non mancano incomprensioni, ma il romanzo insiste sulla necessità di tornare a parlarsi, chiarire, ascoltare. È in questa disponibilità reciproca che la relazione trova la propria solidità.
“Sulla piattaforma, la punizione è rapida e spietata. Il margine d’errore, pressoché inesistente. Un tuffo sbagliato non è soltanto sgraziato e umiliante. Un tuffo sbagliato segna la fine della carriera di un atleta. Un tuffo sbagliato è l’ultimo tuffo.”
Lo sport non è un semplice sfondo narrativo. Nuoto e tuffi definiscono la quotidianità dei protagonisti, il loro modo di percepire il corpo e persino la misura con cui valutano il proprio valore. Il romanzo mostra quanto sia difficile conciliare allenamenti, competizioni, studio e vita privata, soprattutto quando ogni errore sembra avere conseguenze irreparabili.
Per Scarlett, il vero avversario non è soltanto la complessità dei tuffi o il livello delle competizioni. È la memoria dell’incidente. Il suo percorso verso il ritorno al salto che l’ha segnata (il tuffo che era riuscita a eseguire prima che tutto cambiasse) diventa così una forma di riappropriazione. Non si tratta semplicemente di tornare a essere l’atleta di prima, ma di capire se sia possibile entrare in acqua senza essere definita da ciò che è accaduto.
In questo senso, il rapporto con Lukas non rappresenta una guarigione romantica. Lukas non salva Scarlett e non risolve il suo trauma. Le offre piuttosto uno spazio in cui lei possa sentirsi vista senza essere ridotta alla propria fragilità. La sua rinascita resta un percorso personale, sostenuto ma non sostituito dall’amore.
Anche Lukas deve fare i conti con le proprie insicurezze. Dietro l’immagine dell’atleta impeccabile e del “dio svedese” si nasconde un ragazzo di poche parole, più abituato a dimostrare il proprio affetto attraverso i gesti che a esprimerlo apertamente. Il contrasto tra la sua reputazione e la sua intimità è uno degli aspetti più riusciti del personaggio.
“Barb […] mi ha ricordato che degli adulti ci si può fidare, che non devono essere necessariamente spaventosi e imprevedibili, che possono proteggere, educare e concedere libertà.”
Un elemento particolarmente significativo del romanzo è la presenza degli adulti che circondano i protagonisti. Non sono figure decorative, ma persone che contribuiscono alla loro crescita tecnica ed emotiva.
Il coach Sima ha sempre creduto nelle capacità di Scarlett e rappresenta, per lei il peso delle aspettative e il desiderio di non deludere chi l’ha sostenuta. Il coach Sima, con i suoi modi bruschi e la sua apparente severità, è una presenza fondamentale per l’intera squadra di tuffi. La sua durezza non nasce dall’indifferenza, ma dalla convinzione che le sue atlete siano capaci di molto più di quanto riescano a vedere in quel momento.
Durante le gare in Olanda entra in scena Mei Wang, un’altra figura importante per il futuro sportivo di Scarlett. Sima comprende che Vandy potrebbe aver bisogno di nuovi stimoli e di una guida diversa, capace di accompagnarla verso traguardi più ambiziosi. Anche qui Hazelwood restituisce un’idea dello sport lontana dal mito dell’atleta che ce la fa esclusivamente grazie alla propria forza di volontà: dietro ogni percorso ci sono allenatori, mentori e persone disposte a riconoscere un potenziale ancora invisibile.
In ultimo, la figura di Barb, Barbara Vandermmer, ex moglie del padre da cui si separa a seguito delle violenze subite da lei e Vandy. Barb e il buffo Mezzatacca, sono la famiglia che rimane a Vandy, poiché il padre verrà incarcerato e la madre è morta quando la protagonista aveva due anni.
“Grazie per avermi dedicato del tempo e per avermi ascoltata. Per essere stata così imperturbabile e per non avermi giudicata.”
Non meno importante è l’amicizia tra Scarlett e Penelope. In molti romance il personaggio dell’ex fidanzata rischia di diventare un ostacolo o una presenza antagonista. In Deep End, invece, Penelope conserva una sua complessità e diventa parte essenziale della crescita di entrambe.
È Penelope a favorire l’incontro tra Scarlett e Lukas, ma il suo ruolo non si esaurisce qui. Il rapporto con Scarlett si approfondisce e dimostra che l’amore romantico non è l’unica relazione capace di trasformare una persona. L’amicizia tra le due ragazze racconta la possibilità di restare vicine anche quando le dinamiche cambiano, quando una relazione finisce e quando i sentimenti diventano più complicati.
È una delle intuizioni più interessanti del romanzo: nessun legame esiste isolato dagli altri. L’amore tra Scarlett e Lukas cresce anche grazie alle amicizie, alle squadre, ai mentori e alle comunità di cui fanno parte.
“Ho come la sensazione che potrei dormire per cento ore di fila.» «Iperbole?» Sbuffo. «Stavolta no.»”
Come spesso accade nei romanzi di Ali Hazelwood, anche in Deep End l’ironia attraversa la storia senza cancellarne gli aspetti più vulnerabili. Le battute alleggeriscono la tensione, ma non neutralizzano il dolore né trasformano i protagonisti in caricature.
Hazelwood sembra suggerire che l’intimità non consiste soltanto nel confessare i propri sentimenti. A volte passa da una battuta condivisa, da un sorriso concesso raramente, dalla possibilità di smettere per qualche minuto di essere l’atleta, lo studente o la persona che tutti si aspettano di vedere.
Cameo
Non si possono non citare i camei con i protagonisti di The Love Hypothesis, Olive e Adam, che l’autrice si diverte a far apparire spesso nei suoi romanzi. Qui la coppia si presenta già insieme da tempo e Olive aka la Dottoressa Smith e la tutor che segue dapprima Lukas e poi anche Scarlett.
Giudizio in coppe: 🏆🏆🏆/5
Deep End ricorda che tornare a fidarsi (del proprio corpo, degli altri, del futuro) può essere più difficile di qualunque gara. E che, talvolta, il gesto più coraggioso non è tuffarsi da un’altezza maggiore, ma permettere a qualcuno di restare accanto a noi quando finalmente riemergiamo.

