Può definirsi tutt’altro che un beau geste afferrare qualcunə per il bavero della camicia e assestargli numerosi e potenti calci sugli stinchi, ma se ciò rientra all’interno di uno sport codificato e regolamentato, l’atto diventa lecito e, finanche, applaudito. Ancora una volta è il Regno Unito ad aver originato questo, a dir poco bizzarro, sport, lo Shin Kicking, nato ufficialmente nel 1612, nel Gloucestershire.
L’avvocato Robert Dover, con il beneplacito di re Giacomo I, fu l’ideatore dei Cotswold Olimpick Games, all’interno dei quali si svolsero le prime gare di Shin Kicking.
Nel solco della lunga, e sempre valida, tradizione dell’antica Roma del panem et circenses anche i Britannici pensarono bene di offrire al popolo sfogo alla rabbia e distrazione dalla miseria.
Dopo quattro secoli lo Shin Kicking è ancora oggi vivo e vitale e ogni anno si rinnovano i campionati mondiali, aperti a chiunque voglia parteciparvi.
Le regole sono ben precise: i contendenti si tengono reciprocamente fermi, afferrandosi per il colletto o tenendosi per le spalle. Si possono sferrare i calci nella zona compresa sotto il ginocchio e sopra la caviglia. Si devono utilizzare scarpe morbide. Si possono attutire i colpi inserendo paglia fresca dentro i pantaloni, in corrispondenza della fascia da colpire. Per vincere bisogna sbilanciare e far cadere l’avversario. Il vincitore (finora nessuna donna si è aggiudicata il titolo) ottiene: il titolo mondiale, il trofeo d’argento, che custodirà fino all’edizione successiva, una cassa di birra artigianale, e l’onore del rito della collina, una corsa a torso nudo fino alla cima di Dover’s Hill, tra le acclamazioni di spettatori e spettatrici.
Quest’anno il titolo mondiale è andato a Andrew Bailey, un temerario “scalciatore”, che ha sfidato ematomi ed escoriazioni, gareggiando privo della protezione pagliericcia.
E se questi incontri possono apparire duri e brutali si pensi che in passato gli stivali usati per gareggiare erano rinforzati con punte metalliche, che i lottatori, per irrobustire le gambe, usavano darsi delle martellate e che alcuni concorrenti versavano sulle proprie calzature copiose dosi di sostanze acide o fiele, al fine di rendere ancora più dolorose la ferite inferte all’avversario.
Come diceva Sir Arthur Conan Doyle: “Non c’è nulla di così strano quanto un Inglese, tranne forse un altro Inglese!”.

