IL JUDO COME SCELTA PER STACCARSI DA UN DESTINO CRIMINALE

Titolo: ‘O Maé. Storia di judo e di camorra

Autore: Luigi Garlando

Editore: Rizzoli

Età consigliata: 12+

Sport: Judo

Specialità principali: legalità, riscatto sociale, via della cedevolezza, coraggio e inclusione.

“Se cadi come una palla, rotoli e ti rialzi. Cadere è come la notte prima del giorno, un passaggio necessario e prezioso.

Scampia viene troppo spesso ridotta dai media a una Disneyland del degrado: una sequenza asfittica di piazze, di spaccio, sirene della polizia e l’ombra ingombrante delle Vele. Eppure, sotto il cemento di una realtà opprimente, batte un cuore invisibile, che non si arrende. Deve averlo avvertito anche Luigi Garlando quando ha deciso di dare vita a questo romanzo straordinario, liberamente ispirato alla storia vera di Gianni Maddaloni. Il Maestro, o meglio, ‘o Maé, che combatte ogni giorno la sua personalissima trincea di legalità sul tatami dello Star Judo Club.

È il caso di Filippo, quattordici anni e la lava del Vesuvio nelle vene. Guardando il fratello maggiore Carmine, soprannominato “il Ninja”, fare soldi facili come braccio destro e picchiatore del boss Toni Hollywood, Filippo si è convinto che il suo futuro sia già scritto nei ruoli del Sistema: fare la sentinella ai Sette Palazzi.

“Vai a perdere ‘o tiempo. Ti riempiono il cervello di cose strane.

Sono le parole sferzanti che Carmine rivolge al fratello quando lo zio Antonio decide di sottrarre il ragazzo alla strada e portarlo in palestra. All’inizio Filippo guarda con disprezzo quel mondo; quei ragazzi che combattono in “pigiama” gli sembrano persino ridicoli. Ma il judo non è uno sgambetto superficiale: è basato sul principio dello yawara, la “via della cedevolezza”. Significa non opporsi alla forza dell’avversario, ma assecondarla per trasformarla nella propria energia. Insieme a ‘o Maé, Filippo scoprirà la sacralità del rispetto per il dojo, per il tatami e per i compagni di quello che si rivelerà uno straordinario viaggio.

Sul tappeto non troverà nemici da abbattere, ma una carrellata di combattenti che ridefiniscono il concetto di squadra e di famiglia: Omero, un ragazzo non vedente e campione italiano, che combatte al buio per non farsi ingannare dalle apparenze e dalle paure; Habib, il tunisino scampato a un tragico naufragio nel Mediterraneo, le cui fortissime prese a terra sembrano lo sforzo disperato e poetico di chi stringe le dita per trattenere un amico e salvarlo dall’annegamento; Ginevra “dalle bianche braccia”, formidabile falciatrice sul tatami e guida preziosa, che avvicinerà Filippo alla lettura dei miti dell’Iliade; Capri, un ragazzo speciale dal sorriso eterno, maestro di capriole e incarnazione pura della resilienza e della gioia di rialzarsi.

“Il dolore spinge? Tu tira. Fatti salice, piegati sotto il peso di quel dolore, assecondalo, poi trasformalo in energia per il combattimento”

Quando la faida violenta del Sistema bussa alla porta di casa e spezza le certezze del suo mondo, Filippo capisce che il judo non insegna a picchiare, ma a proteggere. Diventa lo strumento per accogliere il dolore e convertirlo in riscatto. Il ragazzo impara a rispettare il Decalogo del “Clan Maddaloni”: dieci regole ferree fondate su lealtà, umiltà, altruismo e coraggio.

Con una scrittura vibrante e incalzante Luigi Garlando distrugge il falso mito del giovane criminale ricco e intoccabile. Ci dimostra che il destino non è un’ombra incollata inesorabilmente al tallone, ma un chewing-gum sotto la scarpa, che chiunque, se trova il coraggio profondo di volerlo, può staccarsi di dosso per costruirsi un futuro libero. Lo comprenderà sulla propria pelle Filippo, in un crescendo di suspense, che lo porterà dalle piazze di Scampia ai campionati italiani di Cagliari. Lì, sul gradino più alto, conquisterà la medaglia d’oro con uno spettacolare ippon, ma la vittoria più grande si consumerà fuori dal palazzetto, quando sarà chiamato a compiere la scelta più straziante della sua vita per salvare il fratello Carmine dalla voragine della camorra.

Dopo il successo straordinario di Per questo mi chiamo Giovanni, un piccolo capolavoro dedicato alla memoria del magistrato Falcone, Garlando ci regala un altro formidabile romanzo di formazione e legalità. Una storia necessaria che unisce la durezza della strada alla grazia della musica e dello sport. Un libro che vi lascerà con il fiato sospeso fino all’ultimo Hajime!

Giudizio in coppe: 🏆🏆🏆🏆🏆/5

‘O Maé non è semplicemente un libro sullo sport o sulla malavita, ma un potentissimo racconto di libertà. Una narrazione in cui la passione sportiva diventa uno strumento concreto di educazione alla legalità e all’inclusione. Garlando toglie lo spartito della retorica e ci mostra come il tatami possa trasformarsi in uno specchio dell’anima, dove cadere non è mai una condanna, ma l’inizio di una risalita verso un futuro, che è come un foglio bianco, da scrivere con le proprie scelte.

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