Il passo dal trionfo al tonfo può essere più breve di quanto si possa immaginare; se poi il condimento è costituito da ambizione sfrenata ed egocentrismo smodato, precipitare dalle stelle alle stalle sarà ancor più facile. Il concetto appena espresso, se dovessimo far economia di parole, potrebbe essere bastante a narrare, in modo conciso e stringato, il film L’arbitro, diretto da Paolo Zucca e interpretato da Stefano Accorsi, Geppi Cucciari, Jacopo Cullin, Benito Urgu.
L’arbitro Cruciani è integerrimo, elegante a tal punto da essere denominato “principe”, ligio e rispettoso del regolamento, fervente cristiano. Le sue movenze in campo sono una danza, la sua gestualità è ipnotica, riesce a essere “da tutte le parti, nello stesso momento e ad avere il controllo del gioco”. Spirito di sacrificio, professionalità, dedizione, deferenza, competenza connotano il principe Cruciani.
Ogni cosa, però, ha un prezzo: Cruciani è disposto a tutto pur di poter arbitrare una finale di calcio europeo e così la sua integrità vacilla dinanzi alla possibilità di dirigere la tanto agognata partita. Sedotto e scoperto subirà la peggiore delle umiliazioni, ritrovandosi a occuparsi degli incontri calcistici del campionato di terza divisione. Proprio all’interno dell’ultima categoria del calcio dilettantistico si consuma una “tragedia”. Siamo in una Sardegna tutt’altro che da cartolina, le due squadre del Pabarile e del Montecastro si scontrano, anche al di fuori del campo tra campanilismo, odio atavico, rivalità. L’arrivo e un errore dell’arbitro Cruciani segneranno una svolta inaspettata.
L’opera è intelligente, ironica, pervasa da uno humour sottile, interpretata e diretta ottimamente. La fotografia sceglie il bianco e nero, che conferisce una dimensione senza tempo alle scene.
Il film è uscito nel 2013 e merita davvero di essere visto o rivisto, tra l’altro, perché il regista riesce a rendere con umorismo e arguzia l’ipocrisia, mascherata da rispetto ferreo delle regole, la corruzione, che si muove parallela e sincronica nelle alte come nelle basse sfere, la rivalità più accesa.

