
L’arrampicata viene spesso raccontata come uno sport elegante.
Controllo, tecnica, concentrazione, armonia del gesto.
Poi arriva Sportinio a ricordarci la verità:
gran parte del tempo si passa appesi in posizioni umilianti cercando di sembrare ancora padroni della situazione.
“Passerà qualcuno di qua prima o poi…”
Che nell’arrampicata è un concetto tecnico molto avanzato chiamato: speranza.
Perché c’è sempre un momento in cui il corpo smette di sentirsi atletico e inizia a somigliare a un sacchetto della spesa lasciato penzolare troppo a lungo.
Le braccia tremano.
Le mani sudano.
Le gambe dimenticano improvvisamente come si usano.
E intanto il corpo è lì, completamente esposto:
alla parete, alla fatica, allo sguardo degli altri, ma soprattutto alla possibilità molto concreta di aver sopravvalutato sé stessi cinque minuti prima.
Forse è anche questo il fascino dell’arrampicata:
non l’idea di dominare l’altezza, ma quella di continuare a cercare appigli mentre la gravità cerca di convincerti a mollare tutto.
Sportinio, nel dubbio, aspetta soccorsi emotivi.
E sinceramente: relatable.

