Alla Maratona di Roma Sportinio è convinto di aver visto il traguardo.
Lo sente dentro. Spiritualmente. Metabolicamente molto meno.
«Gli ultimi 100 metri!» urla con il tono di chi sta per entrare nei libri di storia… o al pronto soccorso.
Ha già immaginato l’arrivo: braccia al cielo, espressione da uomo che ha domato la distanza, magari uno sguardo laterale verso la giovane corritrice che gli sta accanto. Quella per cui, diciamolo, sta correndo più che per la maratona.
Lei lo osserva con passo leggero, respirazione regolare, sorriso pulito:«Sportinio… mancano ancora 40 chilometri.»
Silenzio.
Si sente solo il rumore delle sue certezze che si frantumano sull’asfalto.
Per un attimo valuta di trasferirsi all’estero.
Poi stringe i denti.
Perché non si può mollare davanti a una ragazza che corre meglio di te.
Non dopo aver urlato “ultimi 100 metri” con quella sicurezza.
Così riparte. Non contro il cronometro. Contro l’anagrafe.
La maratona è lunga 42 chilometri.
L’orgoglio di Sportinio, oggi, è infinito.

