In questi giorni in cui il livello ematico di spirito olimpico è ancora molto elevato chiunque sarebbe in grado di rispondere a domande relative all’origine dei celeberrimi giochi. Se il quesito, invece, riguardasse le Ereidi riscontreremmo altrettanta preparazione? La risposta negativa è scontata poiché la storia non è stata molto gentile con i Giochi Erei e li ha destinati all’oblio. L’unica fonte pervenutaci chhe ne faccia menzione èPausania, storico e geografo greco, vissuto nel II secolo d.C. , autore della Periegesi della Grecia. Lo scrittore, per narrare l’origine di queste gare, dedicate alla dea Era e disputate solo da donne, fa ricorso al mito di Pelope e Ippodamia. L’enciclopedia Treccani on line ci ricorda che il mito è: “Una narrazione di particolari gesta compiute da dei, semidei, eroi e mostri. Il mito può offrire una spiegazione di fenomeni naturali, legittimare pratiche rituali o istituzioni sociali e, più genericamente, rispondere alle grandi domande che gli uomini si pongono”.

L’antico mito, dunque, rievoca la vicenda di Ippodamia, figlia di Enomao, re di Pisa (nell’Elide), il quale aveva ricevuto un vaticinio, secondo il quale sarebbe morto per mano di suo genero. Al fine di evitare il proprio decesso, il re sfidava tutti i pretendenti della figlia in una corsa di carri, certo della vittoria, perché in possesso di cavalli imbattibili, di origine divina: chi avesse vinto avrebbe sposato sua figlia, chi fosse stato sconfitto sarebbe stato ucciso. Già 13 o, secondo altre tradizioni, 18 giovani erano periti quando arrivò Pelope, che al solo vedere la fanciulla se ne innamorò perdutamente. Pur di sposarla non esitò a ricorrere all’inganno, chiedendo aiuto a Mirtilo, auriga di Enomao e figlio di Ermes. Il cocchiere sostituì i perni degli assali del carro con dei pezzi di cera, il carro si rovesciò ed Enomao morì. Giunto il momento della ricompensa Mirtilo ricordò a Pelope la sua promessa di fargli trascorrere una notte d’amore con la bellissima principessa. Pelope, accecato dalla gelosia, annegò l’auriga, il quale lo maledisse. Per cercare di procurarsi il favore di Zeus Pelope istituirà i giochi olimpici, mentre Ippodamia, divenuta sua moglie, decreterà le Ereidi, in onore di Era.

Pausania ci fornisce dettagliatamente la modalità di svolgimento delle gare: “Ogni quattro anni le Sedici Donne tessono un peplo per Era e poi organizzano dei Giochi chiamati Erei. Questi consistono in una gara di corsa fra ragazze, che non sono tutte della medesima età, ma le più giovani corrono per prime e dopo queste corrono quelle meno giovani e per ultime quelle che sono più anziane. Corrono in questo modo: i capelli sono sciolti, il chitone arriva un po’ sopra il ginocchio, la spalla destra è scoperta fin sotto il seno. Per lo svolgimento della competizione anche a costoro è riservato uno stadio, ma per loro la lunghezza della corsa viene ridotta di circa un sesto. Alle vincitrici vengono date corone di ulivo e una parte della vacca sacrificata a Era ed è loro consentito di avere statue con immagini dopo avervi apposto il proprio nome. Le aiutanti delle sedici sacerdotesse, che sovrintendono all’organizzazione dei Giochi, sono a loro volta donne sposate. L’agone delle ragazze viene ricondotto ad epoca antica”. (Pausania- Periegesi della Grecia 5.15.1-6)

GIOVANNA MUSOLINO

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