Mi è capitato spesso di vedere sui social dei brevi reels che abbinano immagini calcistiche di repertorio con la radiocronaca della stessa azione riprodotta in video, soprattutto del campionato italiano di serie A degli anni ’80, che era il più bello del mondo ma anche così inguaribilmente romantico… Platini, Zico, Maradona e tante stelle mondiali accanto a sconosciuti stranieri o a terzini dai baffi spioventi, come Luciano Favero che pure andò a vincere la Coppa dei Campioni e la Coppa Intercontinentale.
Ha catturato la mia attenzione un brevissimo video che riproduce un gol di Maradona nel 1985 con sottofondo radiofonico di Sandro Ciotti a “tutto il calcio minuto per minuto”, in cui interrompe il collega Bortoluzzi con la sua inconfondibile voce roca per annunciare in apertura di partita, al quinto minuto, il gol del campione a San Siro contro l’Inter, anzi come diceva all’epoca lo stesso Roberto Bortoluzzi, contro l’Internazionale.
Quell’intervento di Sandro Ciotti è un gioco di prestigio: in 22 secondi il radiocronista senza alcuna esitazione pennella con precisione sulla tela del suo racconto l’azione vincente, dipingendo il cross di Giordano e soprattutto dando la giusta enfasi al gol con la chiosa: “non controllato dalla difesa nerazzurra, controllo con il corpo da parte dell’asso argentino e quindi sinistro al volo ravvicinatissimo sul quale Zenga francamente non poteva tentare nulla”.
Quanta padronanza della lingua, quanta ricchezza di vocaboli, quanta fantasia dovevano avere i radiocronisti, che avevano il dono di saper descrivere in un vortice di parole le azioni della partita a chi poteva solo ascoltare la loro voce e crearsi un’immagine corrispondente, ma che solo più tardi avrebbe potuto avere conferma dalla televisione. Mi hanno sempre affascinato le voci di Sandro Ciotti, Enrico Ameri, Ezio Luzzi, Emanuele Dotto, più recentemente Riccardo Cucchi, perché in realtà mi affascinava la loro capacità di rappresentare, più o meno fedelmente, quello che vedevano grazie al talento delle parole.
Mi rendo conto che passo per nostalgico, sto invecchiando e va bene così, ma quanto mi manca quell’epoca fatta di radioline attaccate all’orecchio con voci di artisti che le gracchiavano dentro, di interminabili attese e di tempo sospeso, almeno fino al “90° minuto” per vedere in tv i gol della giornata, con le partite che si giocavano la domenica allo stesso orario.
La qualità di prima sulla quantità di oggi.
Perché oggi le partite sono diventate infinite, ne puoi vedere a centinaia ogni giorno in ogni continente e il telecronista, anzi i telecronisti perché ormai sono sempre in coppia, più che per i contenuti cercano di farsi ricordare per il tono alto della voce, per il gol sempre urlato come se ogni rete fosse memorabile, per l’uso di incredibile fantastico eccezionale anche per non portentose azioni sulla fascia. Insomma sembra sempre che vogliano farci credere di assistere alla partita più memorabile della storia, con i gol più fantasmagorici mai visti nella nostra esistenza.
Oggi però, a parte pochi casi, e per gusto personale posso pensare a Caressa, Pardo o a Repice, ho l’impressione che il grande mercato dell’offerta televisiva abbia tolto ogni qualità alla fantasia ed alla capacità degli operatori nel descrivere le trame del gioco più bello del mondo.
Eppure i racconti relativi al calcio possono celare vera e propria letteratura, basti pensare alla leggendaria telecronaca in diretta di Hugo Morales del gol del secolo di Diego Armando Maradona all’Inghilterra ai Mondiali del 1986: come una passione riesce a tramutarsi in opera d’arte, come una telecronaca si eleva a trama poetica.
Gracias Dios, por el futbol, por Maradona, por estas lagrimas, por este Argentina 2 Inglaterra 0.
E’ vero, sto invecchiando!
v.d.r.

