La battaglia dei sessi

La battaglia dei sessi

Anno di uscita: 2017

Regia: Jonathan Dayton e Valerie Faris

Cast: Emma Stone (Billie Jean King), Steve Carell (Bobby Riggs)

C’era un tempo in cui le donne percepivano un ottavo dello stipendio dei loro colleghi uomini, un tempo in cui depilarsi o meno le gambe determinava l’orientamento sessuale di un individuo.

Esisteva o esiste ancora questo tempo?

Era il 1973 quando l’astro nascente del tennis Billie Jean King e il decadente Bobby Riggs se ne davano di santa ragione sulla terra rossa del match di tennis che passò alla storia come “La battaglia dei sessi”.

Lo storico match è stato portato nelle sale cinematografiche nel 2017 dai registi Jonathan Dayton e Valerie Faris nel fim intitolato, appunto, “La battaglia dei sessi”.

Un ironico Steve Carell nei panni dell’imbolsito Bobby Riggs e una radiosa Emma Stone dietro gli occhiali da vista di Billie Jean King, sferzano racchettate senza precedenti per dirimere l’annosa questione che attanaglia il genere umano da quando se ne ha memoria: uomo e donna hanno davvero stessi diritti e pari opportunità?

Il 20 settembre 1973 è stata la data giusta per rispondere al quesito che interessa la storia più di quanto interessi sapere chi ha ucciso Kennedy.

Il match tenne incollati davanti al buon vecchio tubo catodico più di 90 milioni di spettatori da 37 nazioni, in uno scontro epico per l’emancipazione femminile, una tappa fondamentale che ha contribuito in maniera significativa a ridurre lo scarto (non solo economico) fra uomo e donna.

Billie Jean è giovane, ha solo 29 anni, si impegna duramente in costanti sessioni di allenamento sia in campo sia fuori, dando supporto per la nascita del primo torneo femminile a livello professionistico negli anni ’70. Tra colpi a raffica e duro impegno, si afferma nel panorama tennistico internazionale racchettata dopo racchettata, sempre dietro ai suoi occhiali da vista grandi, quasi a proteggersi dal mondo, quasi a fare da scudo dagli attacchi mediatici di un populismo che considera il tennis femminile di gran lunga inferiore a quello maschile e, per questo, non degno dello stesso onorario.

Billie Jean è’ all’apice della sua carriera, è la più amata fra le tenniste statunitensi e utilizza la sua popolarità in difesa dei diritti delle donne. Di lì a poco, infatti, fonderà la WTA, l’associazione internazionale delle tenniste (Women Tennis Association), per garantire loro maggiore rappresentanza nel tennis, in difesa di diritti fondamentali che sono stati raggiunti, poi, anche in altri sport.

Bobby Riggs nel 1973 aveva 55 anni, si era ritirato dalle scene quattordici anni prima ed era noto per le sua esuberanza da “porco sciovinista”, come egli stesso amava definirsi.

Strenuo sostenitore di una società in cui il posto delle donne era “a letto e in cucina, in quest’ordine”, e, per questa ragione, determinato fino all’osso a voler sconfiggere la femminista King.

Riggs perse. Billie Jean vinse.

Vinse la preparazione tecnica e fisica dell’esile e timida tennista, invece della sola forza dei muscoli del celebre tennista.

Vinsero garbo e gentilezza, invece di teatralità e spacconaggine.

Vinse la lealtà sportiva, invece del pregiudizio infondato.

Riggs sottovalutò l’occhialuta Billie Jean, convinto che la sua celebrità, la sua superiorità fisica in quanto maschio, bastassero a mettere a tacere ogni dubbio, perché di dubbi, Riggs, ne aveva e tanti.

Sapeva molto bene che quel tipo di società da macho era giunta ormai agli sgoccioli e lo vedeva ogni giorno nella muta rassegnazione di sua moglie Priscilla, dedita a qualche cicchetto di troppo per trovare l’imbonimento necessario a mantenere la facciata di brava moglie – brava moglie, non donna.

Dunque Billie Jean vinse per tutte le donne, vinse per la rivendicazione della sacrosanta uguaglianza dello sport fra uomini e donne, vinse per reclamare quello che è il vero significato dello sport: ovvero che, gli unici limiti, sono quelli insiti nelle regole del gioco stesso. Billie Jean vinse affinché lealtà, coraggio, sacrificio, amore non fossero valori confinati alla sola terra rossa di gioco, ma trasposti oltre ogni confine.

Attraverso la racchetta, ha spezzato quelle catene che avrebbero tenuta la società vincolata a certi archetipi per altri cinquant’anni almeno.

Col tempo, la timida ragazza di long Beach, divenne un’icona dei diritti delle donne e successivamente anche della comunità LGBT+, dopo aver pubblicamente dichiarato la sua omosessualità.

Raccontò di essere stata fermata più volte per strada da donne che le raccontavano di aver trovato il coraggio di chiedere un aumento di stipendio dopo aver visto la sua partita con Riggs, e anche da padri che, commossi, le dicevano di aver deciso, grazie a lei, di istruire le figlie con gli stessi criteri dei figli maschi, spronandole a studiare quello che volevano all’università e a non sentirsi inferiori ai colleghi uomini.

Nel 1990 la rivista Life scelse Billie Jean tra i 100 americani più importanti del XX secolo: gli unici altri tre atleti della lista erano i giocatori di baseball Babe Ruth e Jackie Robinson e il pugile Muhammad Ali.

Billie Jean King ha usato racchetta e sudore per affermare i principi di uguaglianza sul campo da tennis come fuori dalla terra rossa e lo sport, quando diventa voce di chi non ne ha, è in grado di scardinare convenzioni sociali radicate e creare nuove libertà di azione e di pensiero.

Foto di copertina: Di MeDaydreamer – Trailer ufficiale, Copyrighted, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=6509078

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