L’articolo 31 della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza recita:
“ 1. Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco
e ad attività ricreative proprie della sua età e a partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica.
2. Gli Stati parti rispettano e favoriscono il diritto del fanciullo di partecipare pienamente alla vita
culturale e artistica e incoraggiano l’organizzazione, in condizioni di uguaglianza, di mezzi
appropriati di divertimento e di attività ricreative, artistiche e culturali”.
La Convenzione è stata approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre
1989, è stata ratificata da 196 paesi, tra cui Israele, nel 1991. Tra le nazioni che hanno firmato, ma
non convalidato la Convenzione, troviamo gli Stati Uniti d’America.
Nell’articolo 37 della medesima si afferma che: “Gli Stati parti vigilano affinché:
3. Nessun fanciullo sia sottoposto a tortura o a pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti. Né
la pena capitale né l’imprigionamento aortura o a pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti
vita senza possibilità di rilascio devono essere decretati per reati commessi da persone di età
inferiore a diciotto anni; 2. nessun fanciullo sia privato di libertà in maniera illegale o arbitraria
(…)”.
Le attività ricreative e ludiche, fondamentali per la crescita, lo sviluppo cognitivo, il benessere
psico-fisico, la sperimentazione, sono considerate imprescindibili da studiosi quali Piaget, Bruner,
Winnicott, Parten.
Il gioco si configura come diritto inalienabile e legalmente riconosciuto di ogni bambinə.
Albert Einstein riteneva che il gioco fosse “La forma più alta di ricerca”.
Restringendo l’osservazione alla sola striscia di Gaza, a partire dall’ottobre del 2023, si stima che
siano oltre 21000 i bambini e le bambine palestinesi uccisə, risulta evidente che si sia oltrepassato
abbondantemente il già raccapricciante livello di “tortura o pene o trattamenti crudeli, inumani o
degradanti”.
Rientriamo nell’ambito dell’aspetto ludico.
Nel campo profughi di Al-Mawasi, ritenuta una “zona umanitaria sicura”, un raid aereo ha colpito
un gruppo di ragazzi che stavano giocando a calcio in uno spiazzo polveroso. Come riportato da Il
Manifesto, frammenti di proiettili hanno centrato i giovani calciatori proprio durante la partita,
trasformando l’area di gioco in uno scenario di sangue.
Un attacco missilistico ha colpito direttamente un campetto improvvisato tra le tende nel campo
profughi di Maghazi. L’esplosione ha ucciso sul colpo diversi bambini che stavano rincorrendo un
pallone.
In svariati episodi che hanno coinvolto i complessi scolastici delle Nazioni Unite adibiti a rifugio
per gli sfollati (come a Jabalia e Gaza City), i bombardamenti israeliani hanno colpito i cortili
interni. Numerosə bambinə sono rimastə uccisə mentre utilizzavano le altalene o le poche giostre
rimaste intatte.
Organizzazioni internazionali hanno registrato le testimonianze di madri e soccorritori riguardo a
bambinə colpitə da droni o da cecchini mentre giocavano a nascondino o correvano tra le macerie
dei propri quartieri distrutti.
Andando un po’ a ritroso nel tempo, il 16 luglio 2014, sulla spiaggia di Gaza City Ahed Atef Bakr,
Zakaria Ahed Bakr, Mohamed Ramez Bakr, Ismail Mohamed Bakr, vengono uccisi da un
attacco aereo israeliano mentre stanno giocando a calcio: il più giovane aveva 9 anni, il più anziano
11 anni.
Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) dichiararono che l’area era un complesso chiuso utilizzato
esclusivamente dai militanti di Hamas e che gli operatori del drone avevano scambiato i bambini in
fuga per combattenti. Nel giugno 2015, la magistratura militare israeliana ha archiviato l’indagine
interna senza formulare alcuna accusa formale o incriminazione per i militari coinvolti, definendo
l’accaduto un “tragico errore d’identificazione”.
La terribile vicenda ha ispirato un intenso e commovente brano musicale, “Carry the earth”, nato
dalla collaborazione fra il gruppo palestinese, Le trio Joubran e Roger Waters.
Un minuscolo resoconto di un micromondo, dove l’essere umano sta mostrando il suo lato più
ferino e spietato, mentre chi di dovere nuota nell’indifferenza e nella perversa logica dell’interesse
economico e dei “due pesi e due misure”. Forse, parafrasando Orwell tutti i bambini sono uguali,
ma alcuni sono più uguali degli altri, ovvero tutti i bambini hanno diritto a giocare sicuri, ma, alcuni,
ne hanno più di altri…

